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CITTÀ VISTE DALL’ALTO

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Foto dalla mostra

Il bel paese – Triennale di Milano

Conservare il valore della permanenza è una forma evoluta e aggiornata di responsabilità civica e progettuale. Il progetto della città storica è il più rilevante e originale contributo italiano alla ricerca internazionale nel campo dell’architettura e dell’urbanistica del XX secolo.

La mostra “Il Bel Paese. 1 progetto per 22.621 centri storici” è dedicata a Leonardo Benevolo.

La mostra presenta le diverse letture del tema attraverso disegni originali di Benevolo, video, elaborazioni grafiche, fotografie.

Oggi e futuro dell’Italia: 22621 centri storici
I 22.621 centri storici del Bel Paese costituiscono una moltitudine di singolarità, analizzate, normate, tutelate, manutenute, restaurate o abbandonate nel tempo lungo della nostra storia, che insieme disegnano la geografia attuale di un territorio fragile il cui presidio è possibile solo dedicandosi a una politica di decentramento e di valorizzazione del tessuto minuto e polverizzato degli insediamenti di matrice storica.

I disegni di Leonardo Benevolo
Attraverso i disegni originali di Benevolo, organizzati in modo da costruire un racconto, si illustra un’idea originale di città, elaborata a partire dalla fine degli anni Cinquanta e perfezionata nel tempo, tesa ad individuare un processo specifico di analisi conoscitiva e intervento operativo nei confronti della città storica. I disegni chiariscono lo stretto rapporto tra studi storici, disegno della città e progetto.

La cultura della conservazione
La salvaguardia dell’ambiente storico è stata in Italia oggetto di una discussione serrata, che ha coinvolto teorici, tecnici ed esponenti della società civile. Ne è emerso un progetto di città inedito, che ha riconosciuto nella necessità di conservazione di alcune sue parti la condizione indispensabile all’equilibrio culturale, del territorio e della società. I difensori del patrimonio condiviso del Bel Paese, costruttori di una sensibilità forse oggi più diffusa, sono stati le cassandre e i risolutori, gli amministratori e i visionari, i cittadini e i progettisti di un Italia diversa, tutta improntata sulla sua bellezza.

I piani per il centro storico
Le esperienze operative avviate nelle città italiane fra gli anni Cinquanta e Sessanta, perfezionate negli anni Settanta e aggiornate negli anni Ottanta, sono state un modello che si è diffuso in Europa e nel mondo, adottato dalle istituzioni internazionali. Il progetto della città storica è il più rilevante e originale contributo italiano alla ricerca internazionale nel campo dell’architettura e dell’urbanistica del XX secolo.

Credits

A cura di
Benno Albrecht e Anna Magrin

Identità visiva e progetto grafico
Stefano Mandato

Progetto di allestimento
Benno Albrecht con Marco Marino

Consulenza scientifica
Lorenzo Bellicini (CRESME), Francesco Erbani, Lorenzo Fabian

Collaborazione scientifica
Ettore Donadoni, Jacopo Galli, Nicola Pavan e Carlo Pavan
con Chiara Semenzin, Anna-Paola Pola


Il quartiere Comasina.

Ordine architetti Milano

da Lombardia beni culturali

Descrizione
II quartiere Comasina è, dal punto di vista quantitativo, l’opera più impegnativa condotta dallo IACP di Milano: ottantaquattro edifici e undicimila vani, per un intervento divenuto caposaldo della progettazione di quartieri autosufficienti e articolati in unità di vicinato volte a favorire le relazioni tra i membri della comunità residenziale. L’impianto planimetrico, disegnato da Irenio Diotallevi (in qualità di funzionario dell’ufficio tecnico dello IACP milanese) è organizzato in quattro nuclei insediativi separati dai percorsi stradali di penetrazione, lungo cui si attestano le funzioni centrali costituite dalle scuole elementari, da una chiesa a pianta centrale (opera di Angelo Sirtori, costruita nel 1957) e da uno spazio a corte aperta delimitato da edifici a destinazione commerciali e ricreativa. La viabilità automobilistica è separata dai percorsi pedonali, secondo i principi della progettazione urbanistica codificati dal Movimento Moderno, e gli edifici sono frutto del lavoro di trenta architetti che vi hanno lavorato in un lasso di tempo di oltre quindici anni. Tra i tanti, si segnalano il condominio di via Esculapio disegnato da Camillo Rossetti, le case INA di Bottoni e Lingeri in via Teano (1954-1957), l’intervento del solo Bottoni in via Madre Clelia Merloni , quello di Mariani e Perogalli in via Teano e, infine, la casa a tre piani di Giancarlo De Carlo che fu tra i primi ad essere completati.

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